Avevo scritto quanto riportato qui sotto la notte dei risultati...poi ho aspettato a postare sperando di avere tempo per scrivere qualcosa di più. In realtà mi accorgo che non c'è moltissimo da aggiungere, o meglio ci sarebbe forse troppo da aggiungere e il tutto implicherebbe un post moooolto lungo. Mi limito allora a riportare ciò che ho scritto con la pancia più che con la testa e a ribadire ciò di cui sono convinta...l'esperienza del pd non si esaurisce certo con queste elezioni che, anzi, superato lo smarrimento iniziale, possono essere viste come un'occasione per ripartire e ricostruire.
Con questo ultimo post mi congedo anche da questo blog nato per la campagna elettorale...mi dispiace un pò perchè ho trovato anche questa forma comunicativa un'ottima esperienza...vedrò quindi se magari aprirne un altro o convertire questo in...All'opposizione ;)
Intanto ciao a tutt*
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Abbiamo perso.
E' notte fonda e dopo un iniziale disilluso stordimento scrivo ora stranamente serena.
Manca poco al completamento degli spogli ma il risultato era già evidente ore fa.
La sinistra arcobaleno si è sgretolata, credo di poter dire davanti agli occhi increduli di ognuno di noi.
Di Pietro ha tenuto più che bene.
Casini ce l'ha fatta alla Camera.
La PDL ha vinto.
E' presto per riflessioni più accurate, per bilanci e considerazioni che richiedono una sana nottata di sonno (diciamo poco...ma buono) sull'avvenuto e una lettura più approfondita dei dati.
Mi affido allora per questo ultimo post a una piccola ma sentita considerazione. Certo, non abbiamo spopolato, ma la rimonta del Pd è stata comunque notevole. Soprattutto, il paese dovrà a Veltroni e al suo coraggio, e questo lo verificheremo meglio nei prossimi anni se non mesi, uno svecchiamento dei precedenti assetti, il primo passo verso il rinnovamento.
Non ci resta che guardare avanti con la consapevolezza di essere parte di questo cambiamento. Servirà un lavoro paziente e sereno. Servirà un ascolto attento. Serviranno nuovi linguaggi. Ma ci siamo e, insieme, sono certa che sapremo ripartire per costruire un paese migliore, più vivace e dinamico, più solidale e equo, più civile e più dignitoso.
Guardiamo avanti....
Ultimo giorno di campagna elettorale (ufficiale). Gira nei meandri del web qualche sondaggio clandestino che conferma la rimonta del PD. Dei sondaggi però, e l’abbiamo visto nel 2006, non c’è molto da fidarsi. Preferisco allora fidarmi del lavoro che stiamo caparbiamente e seriamente portando avanti. C’è un bel clima e credo questo sia già un traguardo in sé. Non resta allora che tenere duro in questi ultimi giorni, nella consapevolezza che la ventata di novità del PD sta entrando nelle case, nelle menti, nelle emozioni. Comunque vadano queste elezioni il coraggio di Veltroni ha avviato un processo di trasformazione della politica italiana rispetto al quale non si potrà più tornare indietro.
Qualche piccola considerazione finale:
a) l’ho già detto l’altra sera alla Banca Popolare ma lo ribadisco qui perché non voglio cedere all’assuefazione da bagarre, strepiti e urla della politica italiana. Non andremo da nessuna parte finché non capiremo che le sedi istituzionali non sono bar dove sproloquiare a caso. Manca in Italia in questo momento una cultura della sobrietà e del rispetto. Manca nei programmi televisivi strilloni dove la maledizione regna sovrana. Manca nelle battute, nelle parolacce, negli slogan di una politica troppo facile, troppo inefficace e irresponsabile. Troppo brutta persino. Abbiamo perso il senso della misura, della bellezza, della serenità. Non sono dettagli. Le riforme di cui disperatamente necessita il nostro paese potranno e dovranno essere portate avanti in un clima di serena collaborazione con un atteggiamento che punti sulla coralità dello sforzo. Tra Bossi che chiama le truppe “ad imbracciare i fucili”, Berlusconi che suggerisce al capo dello stato di dimettersi, che spara a zero sulla magistratura e ora se la prende persino con Totti, lo schieramento avversario sta dimostrando, sempre di più, di privilegiare una logica dell’insulto e della spaccatura.
L'ho già detto più volte, la logica dell'attacco gratuito all'avversario non mi appartiene ma considero vitale tenere alta l'attenzione sulle modalità e sulla cultura politica che prevalgono nel nostro paese. E penso sia salutare continuare ad indignarsi quando si assiste al triste spettacolo dato dalla perdita di rispetto e di senso delle istituzioni.
b) MI MANCA IL DUELLO!!!!!! Il tradizionale duello tra i candidati premier è uno dei miei momenti preferiti in una campagna elettorale. E quest’anno? Niente! Niente attesa, niente birrozzo, niente commenti....niente confronto soprattutto. Berlusconi è scappato. Sollecitato più volte da Veltroni, ha invece scelto di sottrarsi. Non è un bel segnale. Dal punto di vista tattico ha probabilmente fatto bene. La differenza tra i due sarebbe probabilmente stata evidente, troppo evidente. Ma non è un bel segnale in termini di qualità democratica. E a me manca il duello.
c) Veltroni a Milano ieri sera ha dimostrato, ancora una volta, sia nei modi che nei contenuti di essere un leader serio, capace, affidabile, ragionevole e attento. C’è lui, c’erano le 100.000 persone in piazza, ci sono i circoli, ci sono i volontari, ci sono PERSONE, VOLTI, STORIE che chiedono un cambiamento di rotta.
E QUESTA SERA TUTTI A MORBEGNO PER FESTEGGIARE INSIEME

sono davvero contenta di poter scrivere questo post.
Nascono i
GIOVANI DEMOCRATICI DELLA PROVINCIA DI SONDRIO.
Iniziative di questo tipo stanno nascendo in tutta Italia ma credo che la Provincia di Sondrio, più di altre, ne abbia davvero bisogno. Penso, infatti, la nascita dei Giovani Democratici possa essere vista come un'occasione per creare uno spazio per noi giovani all'interno del quale si possa tornare a parlare in maniera costruttiva delle tematiche che ci riguardano più da vicino e che sentiamo maggiormente nostre: la precarietà, la scuola, l'Università, la mobilità, l'ambiente, la pace, i diritti e molte altre. Il Partito Democratico sta portando un'ondata di rinnovamento sulla scena politica italiana, un rinnovamento che parte anche e soprattutto dal contributo dei giovani. In questo contesto, l'idea è proprio quella di dare spazio e risonanza alle nostre voci per ritrovare il senso della partecipazione e soprattutto la voglia di costruire insieme il nostro futuro.
Si tratta poi di un'esperienza che guarda decisamente oltre la scadenza elettorale e che spero, con l'apporto di tanti e tante, riuscirà a trovare radicamento nel territorio.
davvero bisogno di cambiare marcia se non vogliamo continuare a sprecare e regalare preziose competenze. Complimenti per le belle ricerche!
Venerdì sera durante l'incontro con Tiziano Treu a Morbegno l'aggettivo più usato per definire questa campagna elettorale è stato STRANA. In effetti, come hanno detto gli altri candidati, anche io parlando con le persone ho avuto la percezione di un'incertezza diffusa, molti hanno usato persino la parola PAURA. Paura che le promesse non vengano rispettate, paura di non avere voce in capitolo. Raramente però ai nostri banchetti e gazebi abbiamo ricevuto segni di ostilità anzi sono prevalsi considerazione e ascolto. Dal mio punto di vista SONO COMUNQUE BEI SEGNALI. Evidentemente il PD sta diventando un interlocutore credibile e soprattutto e prima di tutto sta riuscendo a fare qualcosa di prezioso: tornare a far parlare di politica davvero evitando sterili scontri ma guardando al benessere del Paese. Di tutto il Paese.
E' una forza politica che ha un leader che non farà mai le corna a un suo collega ad un incontro europeo dei Ministri degli Esteri (ero appena tornata dalla Germania in quel periodo..due mie amiche mi chiamarono sconvolte...un qualsiasi politico tedesco sarebbe stato costretto alle dimissioni subito dopo....e le avrebbero chieste i cittadini....mi sono vergognata come non mai...ah no anche dopo che aveva dato del kapò nazista a Schultz)


Ieri ho ricevuto una bella e lunga mail in cui un ragazzo che conosco portava alla mia attenzione un fenomeno importante da lui definito il “leghismo ragionevole”. Scrive “vedi, ho il timore che “gente come te” abbia la tendenza a liquidare, con troppa sufficienza, il leghismo come espressione di ignoranza e volgarità. (certo personaggi come Borghezio non possono suscitare interesse ad approfondire il fenomeno).” E’ un timore legittimo. La sinistra del resto si è spesso distinta per una certa spocchiosità intellettuale e per un deciso deficit comunicativo.
A questo però posso rispondere con alcune considerazioni, personali e più analitiche.
Sul piano personale una delle prime cose che ho imparato studiando sociologia è che nessun fenomeno deve essere liquidato, semmai deve essere analizzato e per quanto possibile compreso. Il leghismo è nato in una congiuntura storica, politica e sociale precisa aggregando un crescente malcontento.
La mail prosegue: Ma il leghismo ragionevole del Nord esiste e riguarda milioni di elettori ragionevolmente arrabbiati. Chi li saprà ascoltare ed interpretare farà incetta dei loro voti. Ma è difficile sentire la voce di chi si ritiene indegno di esistere. Il paradosso è che occorre essere molto aperti per capire chi appare apparentemente più chiuso. Non è questione di ignoranza, di razzismo, si tratta di giustizia, di squilibri troppo grandi che continuano da troppo tempo La mafia, la corruzione politica sono i grandi mali di questo paese.
Queste considerazioni sono assolutamente condivisibili, eppure avrei qualche obiezione di metodo (e di sostanza). Personalmente mi piace pensare alla politica nel suo significato originario, come ascolto e costruzione di una polis, di una dimensione collettiva. Per quanto le logiche elettorali richiedano un certo pragmatismo continuo a credere ci sia un gran bisogno di idee. La logica dell’incetta di voti non dovrebbe essere prevalente se non vogliamo far altro che riproporre la vecchia Italia arruffona dell’ “ognuno fa per sé”. La campagna elettorale di Veltroni da questo punto di vista mi sembra esemplare per apertura, propensione al dialogo e alla comprensione, per rispetto di tutte le posizioni. Il Partito Democratico del resto è una forza politica nuova e sta proponendo delle modalità del fare politica svecchiate da vecchie dicotomie: l’attenzione non è sui “nemici”, nessuno è considerato indegno di esistere, anzi, prevale la logica dell’ascolto.
C’è poi la questione complessa e delicata degli squilibri tra nord e sud, ci sono la mafia e la corruzione politica. C’è quel perché cui accennavo prima. Cosa si può fare, non tanto per sottrarre voti alla lega, ma per cambiare una situazione di stallo rispetto alla quale molti cittadini non trovano da parte della politica risposte adeguate?
Credo il Partito Democratico abbia delle risposte concrete per quanto riguarda il federalismo, molto più di quanto lo siano quelle della Lega. Le ha però proprio perché il punto di partenza è diverso. L’Italia è un paese dai mille volti e dalle mille realtà. Esiste una questione nord-sud che tutti i dati confermano ma non esiste e non può esistere in un’ottica di buoni e cattivi. Bensì nel quadro di esigenze, problematiche e priorità diverse di territori diversi.
Il federalismo, è, in questa prospettiva, un punto chiave nel programma del Partito Democratico in vari modi:
Walter Veltroni ha dichiarato recentemente: ''Sono convinto che dobbiamo fare un passo avanti soprattutto sul piano del federalismo fiscale, e lo si puo' fare anche applicandolo 'a due velocita': prima le regioni che sono pronte a sostenerlo''. ''Il federalismo fiscale e' la soluzione alle esigenze di molte aree del Paese nelle quali si ritiene che producendo e avendo bisogno di servizi, cio' possa avvenire piu' ragionevolmente non attraverso la logica dei trasferimenti ma attraverso quella della permanenza delle risorse e delle compartecipazioni''.
Già nell’agosto 2007, all’alba della Costituzione del PD, amministratori di rilievo tra i quali il sindaco di Torino Chiamparino e
Recentemente, inoltre, il responsabile Federalismo del Partito Democratico Luciano Pizzetti ha chiarito “a differenza del post-it appiccicato al PDL, il programma del PD ha il federalismo tra i motivi ispiratori e conduttori. Federalismo istituzionale e federalismo fiscale. Di più, sul cosiddetto "federalismo infrastrutturale" il programma cita espressamente come punto di riferimento le intese sperimentate tra Governo nazionale e Regione Lombardia. Il tema non è la parola, che pure c'è in buona misura, bensì la coerenza di un progetto politico che del federalismo non fa un finto totem ma un concreto impegno di riforma.”
Ancora, Linda Lanzillotta, ex ministro per politiche regionali e oggi candidata nelle file del pd: “Da quindici anni il federalismo è una chimera. Ora si deve passare dalle parole ai fatti, attuando subito il federalismo fiscale perché autonomia e responsabilità non possono che viaggiare assieme. In questi anni dai territori è arrivata una forte spinta verso il cambiamento: una richiesta di maggiore autonomia per esprimere a pieno le proprie vocazioni, la propria operosità, il proprio dinamismo. Uguali diritti per tutti i cittadini, efficienza e responsabilità: sono questi i pilastri sui quali costruire il federalismo.”
Come ha detto Veltroni “il federalismo deve smettere di essere un’ideologia e deve diventare una serie di decisioni pratiche''. Lo stesso deve valere per la lotta alla corruzione e alla mafia sulle quali però bisogna essere realisti. Il nord non è esente dalla corruzione come non lo è dalla piaga dell’evasione fiscale né tanto meno dalla pratica della lottizzazione per l’accaparramento delle poltrone. Sono fenomeni che spesso compaiono in maniera diversa al nord ma ci sono. Gli squilibri di cui parlavi esistono tra regioni ma esistono anche all’interno della stessa regione, esistono anche in Lombardia spesso causati da una cultura politica clientelare, partitica e sprecona. E su questo non si può chiudere gli occhi. Si tratta piuttosto di problematiche da affrontare in relazione alle peculiarità del territorio.
In questo senso direi allora che serve un “federalismo ragionevole” che sappia spogliarsi degli orpelli ideologici, delle derive oltranziste e razziste e che diventi fatti, politiche, interventi. Un federalismo che nasca dall’ascolto del territorio, di tutti i territori, in un’ottica costruttiva e positiva e non di demonizzazione. E’ questo il federalismo presente nel programma del PD: un federalismo soprattutto applicabile.
Per costruire un Paese nuovo, per innovare e rinnovare, per eliminare gli sprechi della politica, rilanciare l’economia, per costruire una società più giusta e più equa che sappia premiare le competenze e il merito ma anche proteggere i più deboli servono delle riforme coraggiose portate avanti coerentemente. Serve una cultura politica basata del senso civico e su una rinnovata vicinanza alle istituzioni. Sono queste riforme e questa cultura politica che propone oggi il Partito Democratico, l’unica forza politica, a mio avviso, in grado di governare in autonomia senza il peso di alleanze difficili e sulla base di un progetto concreto di rinnovamento del Paese.
Colgo l’occasione per ringraziare ancora per la mail.
Si è parlato molto ultimamente di occupazione femminile e del ruolo delle donne in Italia (ho letto qualche considerazione anche tra i commenti su Vaol).
Vorrei postare allora dei dati che credo parlino da soli e rispondano con drammatico realismo a chi dice che ormai una sostanziale parità di genere è stata raggiunta:
• E’ appena uscito il rapporto TERZO RAPPORTO IRES-CGIL preparato dall’OSSERVATORIO SUL LAVORO ATIPICO Ecco i risultati per quanto riguarda l’occupazione femminile (fonte: articolo di Repubblica di Federico Pace):
“Giovani ma anche meno giovani. Nella palude della precarietà ci finiscono soprattutto le donne. Tutte costrette a contratti instabili più di quanto non succeda ai loro colleghi uomini. Più della metà delle giovanissime occupate hanno un contratto atipico e lo stesso accade a quasi al 26 per cento delle “under
”La condizione precaria sembra essere per la componente femminile uno status ancora meno passeggera. A una quota molto esigua di donne viene concessa la possibilità di potere accedere, dopo esperienze di lavoro discontinuo, a un contratto a tempo indeterminato. Ci riesce solo il 14 per cento di loro, mentre riesce lo stesso a un pur sempre troppo esiguo 20 per cento degli uomini con contratti a tempo determinato o di collaborazione.”
“La flessibilità che viene offerta alla donne sembra così determinare un “progressivo deterioramento dal punto di vista occupazionale, economico e sociale” della loro condizione. Hanno titoli più elevati ma lavorano meno e guadagnano meno. Svolgono professioni tecniche, attività impiegatizie poco qualificate e a carattere esclusivo. E per quanto riguarda le laureate che si ritrovano con un contratto di collaborazione, solo il 42 per cento di loro è occupata in attività scientifiche e di elevata specializzazione mentre succede lo stesso, a parità di titolo di studio, al 52 per cento degli uomini. Complessivamente il 77,3 per cento delle atipiche ha un imponibile inferiore ai diecimila euro l’anno”
• CONVEGNO “DONNE, INNOVAZIONE E CRESCITA: UN PROBLEMA TUTTO ITALIANO”. I risultati (fonte articolo di Rep:
“Penultimi in Europa. Negli ultimi mesi ci ha superato anche
Sempre più lontani dall'Europa. Nel marzo
Pagate un quarto meno degli uomini. Anche quando arrivano, ce la fanno e sfondano quel benedetto "tetto di cristallo", alle donne è comunque destinato uno stipendio inferiore di un quarto di quello del collega maschio. I dati della Presidenza del Consiglio dicono che una dirigente guadagna il 26,3 per cento in meno di un collega maschio. Lo chiamano "differenziale retributivo di genere", è pari al 23,3 per cento: una donna percepisce, a parità di posizione professionale, tre quarti di uno stipendio di un uomo. E questo nel pubblico. Nel privato la situazione peggiora.
Solo il 5% nei board delle aziende. Trovare una donna nei consigli di amministrazione e nei board delle aziende è impresa per persone molto determinate. Nel testo messo a disposizione dalla Presidenza del Consiglio si legge che "nel 63,1 per cento delle aziende quotate, escluse banche e assicurazioni, non c'è una donna nel consiglio di amministrazione". Su 2.217 consiglieri solo 110 sono donne, il 5%. Va ancora peggio nelle banche dove su un campione di 133 istituti di credito, il 72,2 per cento dei consigli di amministrazione non conta neppure una donna. Benché il 40 per cento dei dipendenti delle banche siano donne, solo lo 0,36 per cento ha la qualifica di dirigente contro il 3,11% degli uomini. C'è qualcosa che non torna visto che a scuola, all'università e nei concorsi le votazioni migliori sono quasi sempre delle studentesse.
Le più sgobbone d'Europa. l'Italia ha il tasso di occupazione femminile più basso d'Europa ma quelle che lavorano lo fanno più di tutte le altre. Ogni giorno, compresa la domenica, una donna italiana lavora, tra casa e ufficio, 7 ore e 26 minuti, un tempo superiore, appunto, a molti paesi europei (un'ora e 10 minuti in più, ad esempio, rispetto ad una donna tedesca). Facile da spiegare: il 77, 7 per cento del lavoro domestico - spesa, lavare, stirare, rigovernare, accompagnare etc. etc - è sulle spalle delle donne. 
• DONNE E POLITICA:
Con il Governo Berlusconi l’Italia è slittata all’85esimo posto nella classifica mondiale riguardante la presenza di donne nelle istituzioni. Ultimi tra i paesi del G8 e dietro molti paesi africani.
E non aggiungo qui i dati relativi alla violenza sulle donne (credo basti leggere i giornali).
Non approfondisco la questione degli attacchi alla legge 194, e all’autodeterminazione delle donne.
I dati parlano di un paese in ritardo dove le competenze e l’esperienza delle donne vengono escluse e quando incluse di fatto sfruttate. Non si tratta solo di una questione di principio, si tratta di indici economici che, secondo tutte le ricerche, riprenderebbero quota grazie ad una maggiore spinta all’occupazione femminile. E si tratta di rispetto e di cultura.
Dico solo che se da un lato può essere vero che i rapporti di genere sono meno conflittuali in molti ambiti, credo si debba aspettare a dire che il femminismo è passato di moda (faccio riferimento al commento di Andrea su Vaol). Se lo fosse credo le statistiche sarebbero diverse. Ben diverse.